Baol
Da Bennilogia, l'antologia di Benni.
I Baol sono una stirpe di maghi, ma non si tratta di maghi qualsiasi. Certo, per fregiarsi di tale titolo qualche magia la devono saper fare pure loro: la sparizione degli orologi, trasformare un foglio protocollo in un taglio di stoffa Oxford per camicia, far sparire un'oca da sotto un telo (anche se in questo caso è l'oca ad essere brava), le ciliege in aprile, fiori e conigli dal cappello...
La peculiarità dei Baol è però quella di nascondere una triste verità, un segreto che essi potranno apprendere solamente una volta divenuti vecchi: essi non esistono.
La loro vita la si può definire uno scherzo da prete.
Cos'è uno scherzo da prete? Provate un po' ad immaginare una persona che, dopo aver dedicato la propria vita esclusivamente per il bene del prossimo, giunta la propria ora, serena e felice giunge "somewhere over the raimbow and clouds" : una luce che emana serenità e sicurezza proveniente dall'alto, pavimento bianco di nuvole, sfondo azzurro (avete presente un congresso di Forza Italia? Qualcosa del genere senza però il nano pelato che racconta barzellette giurassiche). Nel paesaggio è pure incluso un signore con barba ed abiti bianchi, mazzo di chiavi d'oro in mano ed un cancello d'avorio alle spalle. Mancano solo Bonolis e Laurenti con il caffè.
Se a questa persona, convinta di aver meritato il paradiso, venisse detto:" il paradiso non esiste... vi abbiamo sempre raccontato un sacco di fregnacce!!!"... Ecco, questo sarebbe uno scherzo da prete.
La vita di un Baol è qualcosa del genere. Sempre alla ricerca di qualche anima in pena da aiutare, dall'idealista che ha perso gli ideali, all'amante senza amata, al bimbo che, rotta la Playstation, ha dimenticato come si fa a giocare.
Il Baol si fa in quattro per queste persone, infonde fiducia, fa tornare la voglia di vivere, sperare, giocare. Poi, all'improvviso, quando tutti i problemi del mondo paion risolti, il Baol si ritrova solo e abbandonato, apparentemente senza motivo, a bere un Anagrafe di Galles all'Apocalypso.
E lui non capisce perché: si tormenta, prevaso da assurdi quanto paranoici sensi di colpa si chiede dove ha sbagliato. Finché un giorno, quando sarà vecchio abbastanza, verrà finalmente (è ancora da capire se ciò sia un bene o un male) a conoscenza del proprio segreto/destino: nessun Baol esiste.
Io un Baol l'ho conosciuto davvero, questa è la storia che mi ha raccontato:
La mia Alice Auck la conobbi un po' di tempo fa.
Ero da Pilade, sorseggiando un Coca&Menta (ebbene si! Esistono anche Baol astemi), mentre ascoltavo le disquisizioni di Belbo sui matti ed osservavo il lento evaporare a temperatura ambiente dell'acqua appena versata in un bicchiere. All'improvviso mi presentarono Lei: bella come una Dea Pagana, umana come un medico di Emergency, dolce come la Luisona e sensibile come un sismografo svizzero.
Ma nei suoi occhi l'ombra di un fantasma, di quelli da cui è impossibile liberarsi. Il suo lato oscuro aveva (e continua ad avere) le fattezze di un giovane James Dean di Borgospesso (http://www.bennilogia.org/index.php/Discussione:Monumento_alle_vittime_della_velocit%C3%A0), una via di mezzo fra Osso (Saltatempo) e Febo (Achille piè veloce); una persona che le fa versare lacrime "non di gioia" la sera di Natale, la lascia sola in momenti in cui lei ha bisogno di essere confortata e la fa soffrire durante le poche ore in cui ha la fortuna di godere della sua compagnia.
Nel periodo in cui la conobbi la sua vita era "decisamente un buco nero" e fu "anche grazie alla semplicità, sincerità ed onestà" tipica di noi Baol che ricominciò' "a vedere il mondo a colori", ritrovando la "forza di vivere e di sognare".
Fra noi ci fu subito sintonia, me ne innamorai dopo pochi mesi.
Le feci trascorrere "momenti sereni e spensierati", le mie lettere la fecero "piangere" (perché noi Baol con una penna in mano siamo in grado di far piangere una donna senza necessariamente piantargliela in un occhio), i miei gesti sorridere, le mie dichiarazoni d'amore pensare.
Mi disse che ero "una persona speciale, stupenda", che per me avrebbe "scalato l'Everest", che "soffriva al pensiero di non poter più trascorrere le nostre serate insieme".
In breve Lei riuscì a ristabilire le sue priorità, recuperando gli obiettivi persi per strada e la fiducia in se stessa. Purtroppo però non fu in grado a liberarsi del suo fantasma.
Tutto si concluse con un "grazie, non una parola di più, ne una di meno".
