Il Contrario Del Comico

Da Bennilogia, l'antologia di Benni.

"...Il contrario del comico, ho sempre detto, non è il tragico, ma l'indifferenza. Il comico cammina a un passo dal tragico come la filosofia cammina a un passo dal delirio. Io, forse perché vengo da studi filosofici e sono approdato alla pratica della scrittura narrativa e ironica, spesso cerco le cose che li avvicinano, e per questo cerco l'emozione in tutti e due, ciò che li muove, non ciò che li conclude. Li considero, ripeto, due pensieri che procedono sotto la luna dell'immaginazione oltre che della ragione. Pensieri complessi. Guai a chiamare semplice il mondo del comico. Direi che la figura stessa del comico non è semplice, ma polimorfa e contraddittoria. Il comico è un dono e come tale ambivalente, il comico è lo xenos che entra nella casa dell'ospite tranquillo, il pensiero razionale. Che sia accolto o scacciato, lascerà il segno. I comici sono al tempo stesso conservatori e distruttori di luoghi comuni, moralisti e ribelli, solitari e comunicativi, nobili e volgari. Un comico deve vivere calorosamente in mezzo alla gente per osservarla e farne oggetto di risata, ma anche tenere una distanza a volte scettica, cinica, sdegnosa, sprezzante. Il comico — come già detto — è pura invenzione, caos, estro, ma anche tecnica e matematica, tempo comico, scrittura precisa. Il comico conosce, come il filosofo, la difficoltà di conciliare la visione delle idee con la loro condivisione e descrizione."

Tratto da Micromega 5/2001

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