Pallastrada

Da Bennilogia, l'antologia di Benni.

Gioco che si pratica colpendo con il piede un involucro contenente aria di forma vagamente sferica tendente all’ovoidale bitorzoluto. Il gioco, un tempo diffusissimo, è ormai praticato da uno zoccolo duro che si esibisce in zone di periferia o in paesi che resistono alla modernità, anche se si segnalano avvistamenti di giocatori di pallastrada multirazziali in città non propriamente note per tolleranza. Nonostante le difficoltà sopra indicate, il Campionato Mondiale di Pallastrada si disputa regolarmente ogni quattro anni “È ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l’attaccante avversario la allarghi”. (dal “Regolamento Unico e Segreto del campionato della pallastrada”, La compagnia dei celestini).

Le squadre che si contendono il titolo sono:

  • Compagnia dei Celestini (Gladonia, il paese in cui è ambientato il romanzo, allegoria dell'Italia)
  • Yokkmokk Fjällrävar (Finlandia)
  • Slaiv Gallion Braes (Irlanda)
  • Manakoko Wallabies (Australia)
  • Pelorinho Pivetes (Brasile)
  • Chumatien Shaolin Little Dragons (Cina)
  • Zaire Red Dragons (Zaire)
  • Berliner Aas Devils (Germania)

La palla strada e la fantasia come riscatto alla miseria. Se il denaro fa da discriminante nella società, la fantasia e l’utopia rimettono tutti sullo stesso piano. La palla strada, si può vedere già grazie alle sue regole, è uno sport intimamente legato alla miseria. Si gioca con palle rattoppate, in spazi clandestini, del mondo e della mente. Non essendo previsto dall'organizzazione del reale, è per lo più praticato dagli irregolari dell'umanità, uno sport fuori dagli sport praticato da out cast (poveri, orfani). Nel libro di Benni sono tutti bambini, e spesso bambini scartati dal sistema. Ragazzini che dall'orlo della vita guardano giù e pensano se è proprio il caso di buttarsi il dentro. Di ragazzini così ce n'è a migliaia. E alle volte hanno anche settant'anni. La pallastrada è, almeno idealmente, il loro sport ufficiale. Quando a raccontarla è Benni, diventa anche il rifugio simbolico e spiritoso dell'utopia, questa vecchia sensazione andata in disuso. È la rivincita rabbiosa di quella parte dell'umanità che non appare nella lista ufficiale degli abbonati al mondo. La più bella icona di questo tratto utopico e libertario è tramandata, nel libro di Benni, da una trovata straordinaria: la partita di "facciamo". "Facciamo" è una variante estrema della pallastrada. Vi si ricorre quando la realtà è così smisuratamente carogna che ti impedisce anche di mettere due porte in mezzo a una strada e dare calci a qualcosa di rotondo. Allora le due squadre si mettono una davanti all'altra (5 contro 5) e iniziano: - Facciamo che il vostro campo era in salita e noi giocavamo in discesa. - Facciamo che era finito il primo tempo zero a zero e si cambiava campo. - Facciamo che viene il terremoto che pareggia il campo e si apre un crepaccio e voi cadete dentro e io sto per fare gol. - Facciamo che dal fondo del crepaccio viene su un geyser di vapore che a noi ci solleva in alto e a te ti bagna tutto così non puoi più fare gol. E così via. Perché se la realtà è carogna, non lo sarà mai abbastanza da fermare davvero l'utopia. E se c'era modo di dirlo - che lo capissero tutti - quelle pagine lo dicono.

si ma esiste veramente la palla strada? veramente si fanno partite se si dove? e si fanno campionati? + possibile in piemonte?

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